La Tunisia si prepara a superare l’Italia nella produzione mondiale di olio d’oliva e cambia la classifica globale

Il mercato globale dell’olio d’oliva sta attraversando una fase di trasformazione notevole. A sorprendere è la Tunisia, che negli ultimi tempi ha mostrato una crescita tanto rapida quanto inattesa, tanto da poter scalare la classifica dei maggiori produttori mondiali fino al secondo posto. Nei mesi recenti, la produzione si è attestata tra le 380.000 e 400.000 tonnellate, con previsioni ottimistiche che parlano di raggiungere le 500.000 tonnellate, superando l’Italia e lasciando dietro solo la Spagna. Un mutamento rilevante se si pensa a come, tradizionalmente, i volumi fossero saldamente nelle mani dei paesi europei e mediterranei più noti. Per l’Italia, la sfida è tangibile: la produzione locale incontra difficoltà crescenti sia sul fronte della resa che su quello del mercato.

Il balzo tunisino tra condizioni climatiche e struttura del settore

C’è chi attribuisce il rapido slancio produttivo tunisino a un insieme di fattori ben calibrati. Innanzitutto, le condizioni climatiche hanno giocato un ruolo chiave – nel corso degli ultimi mesi, infatti, il paese ha goduto di precipitazioni più regolari rispetto ad altre aree del Mediterraneo, dove la siccità prolungata e le piogge irregolari hanno reso complicato mantenere buoni raccolti e qualità. Questa stabilità ha portato a raccolti più robusti, dettaglio non da poco. D’altra parte, non si può ignorare il picco raggiunto dai prezzi: nei primi mesi del 2024, l’olio d’oliva ha toccato circa i 10.000 dollari a tonnellata. Un incentivo forte, in grado di spingere soprattutto il Sud Europa a incrementare le importazioni, vista la flessione delle produzioni locali.

La Tunisia si prepara a superare l’Italia nella produzione mondiale di olio d’oliva e cambia la classifica globale
La Tunisia si prepara a superare l’Italia nella produzione mondiale di olio d’oliva e cambia la classifica globale – ristorantedagennaro.it

Per capire bene come la Tunisia sia cresciuta così tanto, bisogna guardare a una sua peculiarità: il settore olivicolo vanta circa 2 milioni di ettari coltivati e oltre 100 milioni di piante di olivo. Numeri da record, che posizionano il paese fra i primi al mondo per superficie destinata. È proprio questa base ampia che permette di sfruttare gli anni “forti” tipici del ciclo alternante dell’olivo, producendo volumi elevati in annate favorevoli. Molti – stranamente – non considerano abbastanza questo punto, sottovalutando quanto la Tunisia possa essere protagonista dinamica nel mercato olivicolo internazionale.

Restano comunque dei limiti, soprattutto sul fronte commerciale. Circa il 90% dell’olio tunisino esce dal paese sfuso, senza un vero processo di imbottigliamento o branding, per poi essere spesso miscelato o persino ri-etichettato in Europa. Insomma, tanta quantità, ma poco valore riconosciuto a livello globale. La spiegazione? Difficoltà ad accedere al credito, impianti di confezionamento pochi e non sufficienti, problemi logistici e un mercato concentrato nelle mani di pochi operatori. Tali ostacoli rallentano la crescita della qualità percepita e il guadagno reale dall’export.

Opportunità e rischi nel contesto internazionale

Capire come la Tunisia potrà confermare i propri risultati nel tempo è il vero nodo. L’olio d’oliva rappresenta una delle principali fonti di valuta estera e un asso nell’export agroalimentare tunisino. Ora sono aperte trattative per ampliare il contingente annuo di esportazione verso l’Unione europea: il tetto attuale di 57.600 tonnellate si vorrebbe portare a 100.000. Contemporaneamente si cercano vie anche verso altri mercati, come gli Stati Uniti o diverse nazioni asiatiche (Indonesia, India, Giappone, Corea del Sud), consapevoli del valore di queste destinazioni per sostenere una domanda in aumento.

Un’attenzione particolare va all’America Latina, con il Brasile in primo piano: dal 2025 il paese ha eliminato le barriere doganali sull’olio extravergine. Una mossa, diciamo, strategica, che amplia le prospettive di crescita per le esportazioni tunisine. Il Brasile importa circa 250.000 tonnellate per un valore vicino ai 700 milioni di dollari, domanda in espansione. Intanto, chi opera nel settore sa bene che l’attuale scenario globale resta caratterizzato da volatilità e da rischi climatici non indifferenti, fattori che pesano non poco sulla stabilità del mercato.

Quale sarà la vera sfida per la Tunisia? Non solo continuare a crescere in quantità, ma trasformare quella crescita in profitti concreti. Servono investimenti in imbottigliamento, nel rafforzamento del marchio e in infrastrutture logistiche, con l’attenzione anche alla capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici. In sostanza, la chiave sta in una visione integrata – un approccio capace di generare valore aggiunto, non soltanto numeri. Ecco perché chi si limita a guardare ai dati grezzi perde di vista il quadro più ampio.

La concorrenza che mette in difficoltà l’Italia

Non sorprende che – dalle parti di Milano e non solo – la crescita tunisina metta in allarme. Un aumento dell’olio tunisino, importato a dazio zero, in un mercato italiano ed europeo già sotto pressione, ha fatto calare i prezzi pagati agli olivicoltori locali. Le associazioni di categoria denunciano una distorsione del mercato, che penalizza tutta la filiera italiana; molti produttori arrancano, con margini risicati per mantenere l’attività in piedi. Questo non fa altro che complicare la situazione di un settore che da anni chiede interventi strutturali importanti.

Una complicazione in più arriva da alcune aziende italiane del settore industriale, spesso più attratte dall’acquisto di olio straniero sfuso e a basso costo che dal valorizzare il prodotto nazionale. Insomma, si crea un circolo vizioso che comprimendo i prezzi agli agricoltori rende difficile reggere l’intera catena del valore. Alcuni operatori parlano addirittura di un colpo serio al modello produttivo italiano, la cui sostenibilità futura – diciamo – appare vulnerabile senza un piano olivicolo organico e strategie di rilancio coordinate.

Chi abita in città può già notare qualcosa, magari uno scaffale meno ricco o un olio italiano che sembra cambiare. Intanto la Tunisia va avanti nel suo processo, puntando non solo sulla quantità ma anche sulla qualità e una presenza più forte a livello globale. Una trasformazione con ricadute importanti sull’intero mercato mediterraneo della filiera olivicola e, sicuramente, sui consumatori. Il punto è proprio questo: un panorama che non si può più ignorare.

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